13) Schelling. Perch il male  necessario .

Ancora una lettura sul problema del male, fondamentale nella
filosofia di Schelling del secondo periodo. Egli presenta nella
lettura un tentativo di giustificazione razionale dell'esistenza
del male. Il bene ed il male sono fra di loro contrari ed il loro
rapporto  dialettico, per cui non si pu dare l'uno senza
l'altro, n eliminare l'uno senza che venga eliminato anche
l'altro.
F. W. J. Schelling, Ricerche filosofiche sull'essenza della
libert umana e gli oggetti che vi sono connessi.

Non pu esservi alcun dubbio che il male  stato necessario per la
rivelazione di Dio. Infatti, se Dio come spirito  l'unit
indivisibile dei due princpi, e se questa stessa unit  reale
solo nello spirito dell'uomo, nel caso che questa unit fosse
nello spirito umano altrettanto indissolubile quanto in Dio,
l'uomo non sarebbe per niente diverso da Dio: l'uomo si
risolverebbe in Dio, e non ci sarebbe n rivelazione n moto
d'amore. Infatti ogni essere pu rivelarsi solo per mezzo del suo
contrario: l'amore solo nell'odio, l'unit solo nella lotta. Se
non ci fosse separazione dei princpi, l'unit non potrebbe
mostrare la sua onnipotenza: se non ci fosse la discordia, l'amore
non potrebbe diventar reale. L'uomo  collocato a un livello cos
alto, che ha in s stesso l'origine del suo spontaneo movimento
verso il bene o verso il male indifferentemente: il legame dei
princpi in lui non  necessario, ma libero. Egli sta nel punto
decisivo: qualunque cosa egli scelga, l'azione sar sua, ma non
pu restare nella indecisione, perch Dio deve rivelarsi
necessariamente, e perch nella creazione in generale non deve
rimanere nulla di equivoco_.
Si  spesso creduto che chi ha voluto il mondo abbia dovuto volere
anche il male. Ma quando Dio riconduceva all'ordine i disordinati
parti del caos ed esprimeva nella natura la sua eterna unit, egli
con ci operava piuttosto contro le tenebre, e opponeva allo
sregolato movimento del principio irrazionale il verbo, come
centro stabile e lume eterno. La volont di creare era dunque
immediatamente solo una volont di far nascere la luce, e quindi
il bene; in questa volont il male non venne in considerazione n
come mezzo n come conditio sine qua non per la massima perfezione
possibile del mondo, come dice Leibniz. Il male non fu oggetto n
d'un decreto divino n tanto meno d'una concessione divina. La
domanda perch Dio, pur avendo necessariamente previsto che il
male sarebbe derivato almeno in modo concomitante
dall'autorivelazione, non abbia preferito non rivelarsi affatto,
non merita risposta. Sarebbe come dire che perch non ci sia
l'antitesi dell'amore non dev'esserci neanche l'amore_ Se Dio per
evitare il male non si fosse rivelato, il male l'avrebbe vinta sul
bene e sull'amore_ Sarebbe come se Dio sopprimesse la condizione
della sua esistenza, cio la sua propria personalit. Insomma,
perch non ci fosse il male, bisognerebbe allora che Dio stesso
non ci fosse_.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, volume
diciottesimo, pagine 245-246.
